Caterina Ferrandi. Illustre Donna Novarese.

LA VITA E LO SPIRITO. CATERINA FERRANDI FARAGGIANA. ILLUSTRE DONNA NOVARESE.

 

Cimitero Monumentale Novara Caterina Ferrandi Faraggiana Vita
Immagine tratta dal sito web del Teatro Faraggiana

    Caterina Ferrandi era la più bella ragazza di Novara, Raffaello Faraggiana l’aveva certamente notata. A Meina i giardini delle loro ville non erano distanti, entrambe le famiglie amavano quel luogo e lei era un’amazzone eccellente e impavida. Se i Faraggiana avevano incaricato l’architetto Busser di costruire la loro villa monumentale, l’avvocato Ferrandi si era accontentato di un edificio più modesto ma confortevole, risultante dall’unione di diversi corpi di fabbrica acquistati nel 1864 […]. L’avvocato poi non lesinava certo sul numero e sulla qualità dei cavalli per la figlia adorata, sicché la scuderia dei cavalli di villa Ferrandi era nota a tutti.

Una Famiglia per Novara: i Faraggiana. Silvana Bartoli, Ritratto di famiglia, pp.41-42,

Edizione promossa dalla Fondazione Faraggiana di Novara, Edizione Interlinea, 2011

Cimitero Monumentale Novara Caterina Ferrandi Faraggiana Vita
Archivio iconografico del Verbano Cusio Ossola, saggio di Silvana-Bartoli. https://archiviodelverbanocusioossola.com/tag/marchesa-caterina-faraggiana/
Cimitero Monumentale Novara Caterina Ferrandi Faraggiana Vita
Archivio iconografico del Verbano Cusio Ossola, saggio di Silvana-Bartoli. https://archiviodelverbanocusioossola.com/tag/marchesa-caterina-faraggiana/

     Sicuramente Caterina Ferrandi era dotata di grande bellezza e di ingente ricchezza ma aveva un neo: era figlia illegittima! L’avvocato Domenico Ferrandi aveva sposato la madre Fanny Wuille, nativa di Losanna, solo quando la piccola aveva quasi due anni, quando era passato il termine del lutto per la morte dell’adorata madre Caterina Gramegna. Nei suoi confronti il figlio nutriva un grande sentimento di gratitudine: rimasta vedova, dedita esclusivamente al solo figlio sopravvissuto, aveva cercato di elevare la condizione sociale della famiglia trasferendosi a Novara e sistemandosi in una casa nobiliare in Piazza del Rosario.

     Domenico si era già rivelato abile negoziatore quando ha acquistato terreni dal collegio Caccia e nel 1835 risulta tra i fondatori della Società del Casino, come dire il meglio della Novara colta, ricca e nobile. Tra i soci il suo futuro consuocero Alessandro Faraggiana.

Una Famiglia per Novara: i Faraggiana. Silvana Bartoli, Ritratto di famiglia, p. 64,

Edizione promossa dalla Fondazione Faraggiana di Novara, Edizione Interlinea, 2011

 

     Il figlio non la deluse certo: uomo di indole tranquilla e poco ambizioso, l’avvocato Domenico Ferrandi divenne consigliere comunale, fu professionista molto apprezzato e stimato e acquisì la carica di provveditore e rettore dell’Ospedale maggiore di Novara. Era inoltre uomo di grande cultura: appassionato di musica, storia, letteratura, amava molto viaggiare. Ebbe un’unica pecca: mettere al mondo una figlia con la cameriera di famiglia! Per quella figlia, però, non si risparmiò: la crebbe nel migliore dei modi, affidandola ad una istitutrice, Rosalia Speckel (togliendo ogni compito dell’educazione alla madre Fanny Wuille), esaudendo ogni suo desiderio e sostenendola in ogni suo interesse. La madre della bambina era giunta a Milano il 21 aprile 1849, aveva diciannove anni e, dimostrando un certo carattere, dalla Svizzera era arrivata assolutamente da sola. Poco dopo si trasferì a Novara. Entrò nella famiglia Ferrandi come domestica, dopo la nascita della bimba venne innalzata al ruolo di… governante. La madre di Domenico, infatti, non permise mai alla giovane donna di entrare ufficialmente in famiglia. Il matrimonio però era fondamentale per dare consacrazione legale alla bambina e così, dopo la morte della madre, Domenico e Fanny convolarono a nozze. Il matrimonio non durò a lungo, solo 4 anni, quando Fanny tornò a Milano dalla madre Marguerite Roulet. Non fece ritorno a Novara che alla morte del marito per chiedere l’inventario dei beni e per riannodare i rapporti con la figlia che da quel momento si firmò Catherine.

     Alla morte dell’amato padre il 23 febbraio 1874, Caterina poteva vantare un cospicua dote: era una donna bellissima e soprattutto ricchissima. Nonostante il piccolo neo della sua nascita, era la donna perfetta per Raffaello Faraggiana, in cerca di una moglie da esibire per bellezza e cultura e di un ricco patrimonio da aggiungere a quello già cospicuo di famiglia. La cerimonia del matrimonio tra Caterina Ferrandi e Raffaello Faraggiana avvenne a Meina il 7 ottobre 1874, in modo discreto, considerato il recente lutto della sposa. Caterina allora aveva soli diciassette anni, mentre Raffaello aveva trentatré anni.

     I musicisti Garbazzi e Nasalli-Rocca e un inatteso Cavallotti inneggiavano al matrimonio. A lei, che aveva 17 anni, il rude politico di Dagnente scriveva: Ascolta o fanciulla! Di omaggi udirai, / di plausi a te intorno le sale echeggianti: / ghirlande al tuo crine bellissime avrai, omaggio più bello riserbo al tuo cor. A lui, che ne aveva 33: È un’erta la vita: tu infiorala a lei; / sei forte: tu reggila sull’ardua pendice; / sei ricco: tu rendila nel mondo felice; /è questa la sola ricchezza quaggiù. La poesia e la musica si incaricavano di nobilitare un’unione di patrimoni stupefacente, ma anche una parentela certo non all’altezza: Caterina era figlia della cameriera di casa Ferrandi e l’avvocato l’aveva sposata solo due anni dopo la nascita della bambina.

Da https://archiviodelverbanocusioossola.com/tag/marchesa-caterina-faraggiana/

 

     Caterina portava in dote 500.000 lire in contanti, 16.000 di corredo, le cascine di Morghengo, il tenimento Ristolfo, gli immobili di Novara e Meina.

Una Famiglia per Novara: i Faraggiana. Silvana Bartoli, Ritratto di famiglia, p. 44,

Edizione promossa dalla Fondazione Faraggiana di Novara, Edizione Interlinea, 2011

Cimitero Monumentale Novara Caterina Ferrandi Faraggiana Vita
Sebastiano De Albertis, Tiro a sei, particolare, Albissola, Villa Durazzo Faraggiana. Sulla carrozza Raffaello Faraggiana e la moglie Catherine Ferrandi (foto Finotti)

     Caterina e Raffaello amarono profondamente Meina, lì si erano incontrati e lì avevano unito le loro vite nel matrimonio. Si dedicarono così ad ampliare e migliorare Villa Faraggiana a Meina tanto da renderla una vera e propria attrazione per i turisti: una volta alla settimana si aprivano i cancelli della villa per le visite guidate nel parco condotte dal signor Monza, giardiniere estremamente competente. Ad interessare i visitatori era soprattutto il museo zoologico ed etnografico dotato di una vasta collezione di animali – sia vivi sia impagliati – frutto dei viaggi in Africa dell’esploratore Ugo Ferrandi. Qui erano arrivati, tra i vari animali, scimmie, orsi, antilopi, pappagalli e persino canguri. Durante le passeggiate i visitatori potevano godere della florida vegetazione: tigli, faggi, ippocastani, liriodendri, magnolia grandiflora, cedri, sequoie, azalee si susseguivano creando un piacevole percorso ombreggiato. Grazie ai racconti dei ciceroni, camminando per i vialetti del parco si possono immaginare i cigni e i pellicani che abitavano i numerosi stagni e le fontane. Lungo i medesimi percorsi trovarono posto i monumenti dedicati ad Amalia De Bayer e in un secondo momento al figlio Raffaello, uno dei quali a firma dello scultore Pietro Canonica.

     Caterina, mantenuta la passione per l’equitazione, fece costruire anche la scuderia, oggi casa dei custodi, dove teneva ben trentatré cavalli.

Cimitero Monumentale

Cimitero Monumentale

     Moglie sempre attenta al proprio ruolo, Caterina sostenne il marito in molte imprese:

Cimitero Monumentale

  • La costruzione del Teatro Faraggiana a Novara, convinta che i soldi spesi in cultura ed educazione erano soldi risparmiati in repressione, polizia ed elemosina.

 

     Quando il marito venne eletto senatore per censo nel 1890, Caterina lo seguì e si trasferì per un certo periodo a Roma.

     A lei vennero dedicate composizioni musicali dal generale Saverio Nasalli Rocca, scritte tra il 1896 e il 1897. Vennero eseguite con molta probabilità a Villa Faraggiana di Meina e sicuramente per i soci del Club Unione (ospiti nello stabile Teatro Coccia proprio in quegli anni, dopo aver avuto sede fino al 1894 a Casa Bossi di Novara).

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     La figlia dell’avvocato Ferrandi era ormai per censo e nobiltà nella più alta società dell’epoca, ma dopo la morte di Raffaello, 1911, comincia un graduale, inesorabile isolamento. […] resta la beneficenza a riempire la sua vita: le attività della Croce Rossa o l’Opera Pia per gli scrofolosi a cui Raffaello aveva legato un cospicuo lascito.

Una Famiglia per Novara: i Faraggiana. Silvana Bartoli, Ritratto di famiglia, p. 59,

Edizione promossa dalla Fondazione Faraggiana di Novara, Edizione Interlinea, 2011

 

     Si chiuse, dunque, in se stessa e poco alla volta Meina divenne la sua residenza da vedova che nel furore della prima guerra mondiale si dedicò soprattutto ai suoi amati animali e alle sue piante. Ritornò alla realtà solo quando il figlio Alessandro venne fatto prigioniero a Caporetto.

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Cimitero Monumentale
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     Finita la guerra Caterina si chiuse ancora di più al mondo dedicandosi quasi esclusivamente ai suoi animali e alle poche ed esclusive amicizie ma rimase sempre forte l’impegno per il sociale e il mondo della cultura tanto che quando il palazzo di famiglia di Novara venne venduto il 30 novembre 1937 al Comune di Novara per 975.00 Caterina donò anche la collezione di Meina… che purtroppo arriva a Novara solo nel 1948, 8 anni dopo la morte di questa eccellente figura di donna!

     Catherine morì nel 1940 e lasciò in eredità al figlio Alessandro la villa di Meina. Il fratello Giuseppe, colpito da questa decisione, si presentò al notaio per rinunciare alla sua parte di eredità: un gesto di cui si sarebbe pentito. Alessandro donò nel 1949 la proprietà alle Suore Poverelle del Beato Palazzolo. La donazione aveva dei vincoli: dovere di conservare il nome “Villa Faraggiana”, diritto di abitazione per alcuni domestici, obbligo di manutenzione della tomba di Caterina e celebrazione di una messa nell’anniversario della morte, una camera e un bagno sempre a disposizione di Alessandro.

Silvana Bartoli, https://archiviodelverbanocusioossola.com/tag/marchesa-caterina-faraggiana/

 

     La storia della villa, in effetti, non si dimostrò particolarmente felice: durante la Seconda Guerra Mondiale l’edificio ospitò gli sfollati della Montedison di Milano, poi il comando alleato con i soldati sudafricani e infine i superstiti dei lager nazisti, uscendone in parte danneggiata. Nel 1949 Alessandro, il figlio maggiore di Raffaello e Caterina, decise di donare la proprietà alle Suore delle Poverelle dell’Istituto Palazzolo di Bergamo, che vi tennero una residenza per anziani fino al 2005, quando la vendettero a una società immobiliare.

 

Testi e ricerca immagini: Emanuela Fortuna